Così arrivò l'ultimo giorno della terra.
L'ultimo giorno per tutti i suoi miliardi di abitanti, e l'oscurità iniziò ad inghiottirli lentamente, facendo scivolare lo splendido pianeta blu nell'oblio, e nella notte eterna.
Gli ultimi istanti del mondo, si spensero così, nel silenzio più totale, spezzato a tratti da grida isteriche a urla spaventose, tra abbracci infiniti e lacrime calde su visi gelidi e pallidi.
Era arrivata la fine, il countdown era finito, il gong era suonato.
L'enorme buco nero si allargò a dismisura, aprendosi come una voragine oscura e fatta di nera tenebra, fagocitando prima la luna, che sparì come una pillola bianca nella bocca di un gigante.
Anche Daniele guardò su, verso il cielo che lentamente virava dall'azzurro al grigio, per spegnersi lentamente, secondo dopo secondo.
Poi chiuse gli occhi augurandosi di non sentire dolore, di non provare atroci pene prima di tirare l'ultimo respiro.
E poi fu buio, e grida, e sirene impazzite, e lampi e tuoni, e alberi piegati da un vento fortissimo, e cuori che si fermavano, e menti che impazzivano.
Ma in quei terribili secondi che sembravano ore, Daniele rivide nella propria mente tutto ciò che era accaduto in quegli ultimi tempi...
[continua... ]
domenica 7 giugno 2015
giovedì 14 maggio 2015
2020 - L'inizio della fine (Ep. 1)
Era il 14 settembre 2019 quando la fine si palesò, feroce e inaspettata come una tigre che compie il suo sanguinoso agguato nascosto nell'erba alta.
Daniele dopo il suo lungo turno di lavoro come operatore della centrale operativa del servizio di assistenza pubblica, tornò a casa distrutto.
Si tolse le scarpe e le gettò in angolo svogliatamente e si gettò sul divano del piccolo soggiorno, strofinandosi le tempie martoriate da un brutto mal di testa.
Accese la televisione, facendo zapping distrattamente, pensando a quello che poteva prendere per lenire il dolore costante alla testa, senza accorgersi del fatto che su tutti i canali stava andando in onda un edizione straordinaria del telegiornale.
Daniele dopo il suo lungo turno di lavoro come operatore della centrale operativa del servizio di assistenza pubblica, tornò a casa distrutto.
Si tolse le scarpe e le gettò in angolo svogliatamente e si gettò sul divano del piccolo soggiorno, strofinandosi le tempie martoriate da un brutto mal di testa.
Accese la televisione, facendo zapping distrattamente, pensando a quello che poteva prendere per lenire il dolore costante alla testa, senza accorgersi del fatto che su tutti i canali stava andando in onda un edizione straordinaria del telegiornale.
martedì 19 agosto 2014
Il Respiro più lungo - pt. 2
Alle 8 in punto Jakob si presentò alla villa
di Delaney. La pioggia continuava incessante, ed ogni cosa era avvolta da una
vistosa cappa di umidità.
In lontananza, oltre la baia, dei lampi
accecanti illuminavano a giorno le acque scure del mare, agitato dal vento e
dalle correnti furiose.
Venne ad aprirgli l'inquietante assistente
di Delaney, che si ostinava a chiamare Maestro, senza specificare la ragione di
questo appellativo ridondante.
Invitato ad entrare nella sala, si trovò in
compagnia di altre cinque persone, a lui totalmente sconosciute, che ebbero la
scortesia di non presentarsi nemmeno.
Seduti ad un tavolo riccamente imbandito,
attesero pazientemente ed in silenzio, l'arrivo del padrone di casa.
Delaney non si fece aspettare. Fece il suo
ingresso nella sala, vestito con una tunica nera, bordata d'oro.
Tutti gli astanti si alzarono dalla sedia e
si affrettarono ad inchinarsi al suo cospetto, baciandogli la mano
ingioiellata.
Tornando a sedersi al proprio posto,
lanciarono occhiate ostili verso Jakob.
La cena si svolse normalmente, tra
convenevoli e scambi di cordialità tra tutti gli astanti, che si rivelarono
essere personalità di spicco di Castlewich e dintorni, proprietari terrieri,
latifondisti, figli di magnati dell'industria ittica.
Delaney conversò amabilmente anche con
Jakob, annunciando orgoglioso che di li a poco gli avrebbe mostrato qualcosa di
inenarrabile.
Finita la cena, Delaney si alzò da tavola.
«Gentili signori, vi ringrazio per l'attesa
paziente che avete mostrato. So bene che fremete dall'impazienza. Quindi non
tardiamo ulteriormente, io stesso sono eccitato e non riesco a trattenere la
mia gioia. Vi prego di seguirmi.»
martedì 22 luglio 2014
Il Respiro più lungo - pt.1
Un mio umile omaggio a H.P. Lovecraft e i suoi racconti d'orrore.
La pioggia tormentava la quieta e apatica cittadina di Castlewich ormai da due settimane.
La pioggia tormentava la quieta e apatica cittadina di Castlewich ormai da due settimane.
Negli ultimi tre giorni i caldi raggi del
sole non erano riusciti a squarciare il manto di nubi che incontrastate
regnavano nei cieli sopra la città, neanche per un momento, e non si
prospettava niente di buono anche per la quarta giornata consecutiva.
Le strade erano impregnate d'acqua, e
l'asfalto si disfaceva sotto il logorante e incessante martellamento della
pioggia, che sferzava gli edifici, gli alberi, le auto e le persone.
Jakob era in città da pochi giorni,
alloggiato al piccolo albergo "Excelsior" che di eccellente non aveva
niente.
Non si lamentava però. Era abituato a
dormire in posti ben più scomodi e fatiscenti, e molto spesso gli era capitato
di passare intere settimane a dormire in auto.
venerdì 16 maggio 2014
Il Talismano/La Casa nel buio (di Stephen King) - Recensione
Ancora lui, di nuovo... Il Re.
Anche quando scrive in coppia con qualcuno, (in questo caso con Peter Straub) riesce a trasmettere sempre quel "qualcosa" in più.
Questo doppio romanzo narra le vicende di Jack Sawyer, viaggiatore dei Territori.
Tutto inizia nel romanzo "Il Talismano" ( a mio avviso il migliore dei due!) dove si racconta delle peripezie del giovane 12 enne Jack, alle prese con un grosso e drammatico problema: la grave malattia della madre, ex attrice di buon livello ma mai veramente esplosa definitivamente nel luccicante mondo di Hollywood.
La mamma di Jack è malata, anche se finge che vada tutto bene. In cerca di tranquillità, di ricordi, si rifugia insieme al figlio in un hotel in una località balneare nel periodo peggiore dell'anno, ossia quando sta iniziando l'autunno.
La piccola cittadina è deserta e Jack, tormentato dall'ansia, passa le sue giornate annoiandosi mortalmente.
I problemi non vengono mai soli, purtroppo.
La mamma di Jack, da tempo vedova, è tormentata dall'ex socio di suo marito che vuole farle firmare a tutti i costi dei documenti per prendere in mano tutta la società.
E' proprio in questo assurdo periodo che Jack vive un esperienza ancora più assurda... inizia a "flippare" dei Territori.
Cosa sono? Una dimensione parallela, un mondo più piccolo, e ancora totalmente medievale.
Con l'aggiunta della magia e esseri fantastici... come lupi mannari, alberi che si muovono, esseri deformi simili a gargoyle...
Le peripezie del povero Jack sono infinite, venate di un grottesco senso dell'ironia, che pagina dopo pagina ti prendono, impedendoti di smettere di leggere.
Ci sono anche momenti tristi, pieni di commozione, che non sto qui a raccontarvi per non togliervi il gusto di leggere questo bello, bellissimo ( a mio parere, ovvio) romanzo.
"La Casa nel Buio", narra sempre le vicende di Jack, ma molti anni dopo, quando ormai è adulto, ed è diventato un affermato detective.
Eppure qualcosa lo perseguita dal suo passato, e scoprirà ben presto che deve ancora chiudere i conti una volta per tutte con quel magico mondo dei "Territori" abitato purtroppo anche da persone malvagie e desiderose di dominare più mondi paralleli possibile.
Questo secondo romanzo sinceramente l'ho trovato un gradino sotto al precedente, ma comunque decisamente sopra la media di molti libri che ho letto ultimamente, e non posso che consigliarveli entrambi, per vivere anche voi un po' della magia dei mitici "Territori" che infondo tutti noi certe volte nella vita, quando sogniamo, siamo andati a visitare.
Anche quando scrive in coppia con qualcuno, (in questo caso con Peter Straub) riesce a trasmettere sempre quel "qualcosa" in più.
Questo doppio romanzo narra le vicende di Jack Sawyer, viaggiatore dei Territori.
La mamma di Jack è malata, anche se finge che vada tutto bene. In cerca di tranquillità, di ricordi, si rifugia insieme al figlio in un hotel in una località balneare nel periodo peggiore dell'anno, ossia quando sta iniziando l'autunno.
La piccola cittadina è deserta e Jack, tormentato dall'ansia, passa le sue giornate annoiandosi mortalmente.
I problemi non vengono mai soli, purtroppo.
La mamma di Jack, da tempo vedova, è tormentata dall'ex socio di suo marito che vuole farle firmare a tutti i costi dei documenti per prendere in mano tutta la società.
E' proprio in questo assurdo periodo che Jack vive un esperienza ancora più assurda... inizia a "flippare" dei Territori.
Cosa sono? Una dimensione parallela, un mondo più piccolo, e ancora totalmente medievale.
Con l'aggiunta della magia e esseri fantastici... come lupi mannari, alberi che si muovono, esseri deformi simili a gargoyle...
Le peripezie del povero Jack sono infinite, venate di un grottesco senso dell'ironia, che pagina dopo pagina ti prendono, impedendoti di smettere di leggere.
"La Casa nel Buio", narra sempre le vicende di Jack, ma molti anni dopo, quando ormai è adulto, ed è diventato un affermato detective.
Eppure qualcosa lo perseguita dal suo passato, e scoprirà ben presto che deve ancora chiudere i conti una volta per tutte con quel magico mondo dei "Territori" abitato purtroppo anche da persone malvagie e desiderose di dominare più mondi paralleli possibile.
Questo secondo romanzo sinceramente l'ho trovato un gradino sotto al precedente, ma comunque decisamente sopra la media di molti libri che ho letto ultimamente, e non posso che consigliarveli entrambi, per vivere anche voi un po' della magia dei mitici "Territori" che infondo tutti noi certe volte nella vita, quando sogniamo, siamo andati a visitare.
giovedì 1 maggio 2014
L'estate della paura (di Dan Simmons) - Recensione
Ormai gettato a capofitto nel mondo della letteratura d'orrore, cerco disperatamente, ma per ora senza esiti positivi, qualcuno che possa competere con Stephen "Il Re" King.
Dan Simmons aveva perfino la sua approvazione, come citato dalla copertina dell'edizione de "L'Estate della Paura" edizioni Gargoyle Books. (Buona edizione, con buona carta, libro compatto e con buon odore.... questa è una nota per i feticisti del genere!)
Purtroppo, dispiace dirlo, ma il mio giudizio complessivo non è positivo.
Chi se ne frega, direte voi...
Mi domando perché abbiate deciso di leggere questo post allora! Comunque, bene, accetto il vostro disinteresse.
Tralasciando queste quisquilie, parliamo del libro.
Pagina dopo pagina, almeno per la prima parte del romanzo, sentivo odore di "Stand by me - Ricordi di un'estate" di King.
Un gruppetto di ragazzini in età preadolescenziale, una città di provincia dell'America anni 60, forti amicizie, giornate passate all'aria aperta nel bel mezzo dell'estate....
Che invidia!
A mio avviso la parte cupa e orrorifica (passatemi il neologismo) della storia, nonostante aleggi sempre sulle teste dei poveri ragazzi, tarda un po' troppo ad arrivare.
A quel punto si scatena un'orgia di mostruosità.
Zombie, o forse sarebbe meglio dire "morti resuscitati" che vomitano vermi dalla loro bocca oblunga stile "lampreda", esseri fatti di tenebra simili a insetti, misteri oscuri legati all'antica scuola, ormai abbandonata, dove i ragazzi hanno da poco terminato l'anno scolastico.
Le morti iniziano a moltiplicarsi, e manco a dirlo, gli unici ad accorgersi che qualcosa in quella bella e tanto attesa estate non funziona, sono i ragazzi.
La storia però non ingrana come dovrebbe ( e potrebbe) ed è un peccato, perché ovviamente Dan Simmons scrive bene ( e tanto).
C'è un finale, che ovviamente non vi svelerò, in crescendo, ma accade tutto e anche di più nel giro di un centinaio di pagine, rendendo tutto troppo confuso.
In conclusione direi che la lettura del libro è consigliata a chi, come me, proprio non può fare a meno di leggere storie d'orrore.
Per un neofita del genere, consiglio di farsi un po' le spalle larghe con altri romanzi, prima di cimentarsi con "L'Estate della Paura" che comunque, sia ben chiaro, è un libro che... magari l'avessi scritto io!!
Alla prossima!
Dan Simmons aveva perfino la sua approvazione, come citato dalla copertina dell'edizione de "L'Estate della Paura" edizioni Gargoyle Books. (Buona edizione, con buona carta, libro compatto e con buon odore.... questa è una nota per i feticisti del genere!)
Purtroppo, dispiace dirlo, ma il mio giudizio complessivo non è positivo.
Chi se ne frega, direte voi...
Mi domando perché abbiate deciso di leggere questo post allora! Comunque, bene, accetto il vostro disinteresse.
Tralasciando queste quisquilie, parliamo del libro.
Pagina dopo pagina, almeno per la prima parte del romanzo, sentivo odore di "Stand by me - Ricordi di un'estate" di King.
Un gruppetto di ragazzini in età preadolescenziale, una città di provincia dell'America anni 60, forti amicizie, giornate passate all'aria aperta nel bel mezzo dell'estate....
Che invidia!
A mio avviso la parte cupa e orrorifica (passatemi il neologismo) della storia, nonostante aleggi sempre sulle teste dei poveri ragazzi, tarda un po' troppo ad arrivare.
A quel punto si scatena un'orgia di mostruosità.
Zombie, o forse sarebbe meglio dire "morti resuscitati" che vomitano vermi dalla loro bocca oblunga stile "lampreda", esseri fatti di tenebra simili a insetti, misteri oscuri legati all'antica scuola, ormai abbandonata, dove i ragazzi hanno da poco terminato l'anno scolastico.
Le morti iniziano a moltiplicarsi, e manco a dirlo, gli unici ad accorgersi che qualcosa in quella bella e tanto attesa estate non funziona, sono i ragazzi.
La storia però non ingrana come dovrebbe ( e potrebbe) ed è un peccato, perché ovviamente Dan Simmons scrive bene ( e tanto).
C'è un finale, che ovviamente non vi svelerò, in crescendo, ma accade tutto e anche di più nel giro di un centinaio di pagine, rendendo tutto troppo confuso.
In conclusione direi che la lettura del libro è consigliata a chi, come me, proprio non può fare a meno di leggere storie d'orrore.
Per un neofita del genere, consiglio di farsi un po' le spalle larghe con altri romanzi, prima di cimentarsi con "L'Estate della Paura" che comunque, sia ben chiaro, è un libro che... magari l'avessi scritto io!!
Alla prossima!
sabato 1 febbraio 2014
Grida nel vento
Febbraio, la Bestia Grigia. Così descriveva questo mese monco, Clive Barker nella "Casa delle Vacanze" .
Sono passati anni e anni da quando lo lessi, ma da allora per me questo mese è sempre rimasto un'enorme Bestia Immonda.
E gli dedico questo racconto breve che scrissi lo scorso anno per partecipare al FI-PI-LI Horror Festival.
Spesso
non ci sono parole per spiegare ciò che ci accade nella vita, perché molte
volte ciò che proviamo tocca il nostro lato inconscio, la nostra psiche più
profonda e dei sentimenti ancestrali che probabilmente neanche noi riusciamo a
percepire fino in fondo.
Resta
il fatto che ciò che accadde quella mattina, in quella piccola località
balneare in cui mi trovavo, mi sconvolse più di ogni altro fatto che mi sia
capitato nella mia esistenza.
Ero
solo e anche un po’ annoiato, per colpa del mostruoso tedio che causavano a me
ed agli altri miei colleghi quelle noiose ore di riunione che l’azienda ci
propinava tutte le mattine di quella settimana definita beffardamente di
“rafforzamento team”.
Mi
chiedevo chi fosse il genio che aveva deciso di realizzare il seminario durante
l’inverno e per giunta in una località balneare, che come prevedibile, durante in
quel periodo era pressoché deserta.
Così
quella mattina ventosa, me ne andavo in giro sul lungomare con la testa
incassata nelle spalle come una tartaruga.
Più
camminavo e più il vento si alzava, mi turbinava nelle orecchie e tentava di
strapparmi il cappuccio della giacca a vento che indossavo.
Ma,
non so perché, continuavo a camminare senza pensieri ben definiti, con lo
sguardo perso nel vuoto, come se una mano invisibile mi trascinasse da qualche
parte.
Senza
accorgermene mi ritrovai su di una banchina di cemento, contro il quale gli
spruzzi di un mare sempre più furioso sbattevano senza tregua, in una lotta
infinita e logorante.
Mi
incamminai incurante degli spruzzi di acqua salata che mi arrivavano sul volto,
anche perché nonostante il vento, non sentivo freddo.
Arrivai
fin sull'orlo della banchina e mi misi a guardare l’orizzonte, dove creste
illimitate di schiuma su onde, cavalcavano il mare sconvolto dal vento che non
smetteva di crescere di intensità.
E
allora lì, sul bordo della banchina, mentre il mio sguardo vagava nelle acque
in tempesta, ebbi come la sensazione di essere osservato da dozzine di occhi.
martedì 24 dicembre 2013
La Tempesta di Natale
In queste ore che precedono il 25, in tivvù si sente parlare della tanto temuta "Tempesta di Natale" che dovrebbe colpirci proprio nella due giorni di festa.
Allarmismi infondati o meno, mi domando... e se la tempesta, oltre al suo carico di pioggia, tuoni, fulmini e vento, portasse anche qualcos'altro con sé?
Così mi è venuto in mente questa cosa, scritta in preda ad un delirio di scrittura, che non ha portato a niente di concreto ma che condivido volentieri con voi... una scusa per farvi gli auguri!
BUON NATALE!
La tempesta di Natale arrivò esattamente alle 23.59 del 24 dicembre. Nacque a largo della costa, come un cumulo di nembi oltraggiosamente cupi che vorticando insensatamente, dettero vita ad un gigantesco anticiclone che nel giro di pochi minuti si abbatté con furia disumana sulla città.
La grandine tempestò i tetti e le macchine, la pioggia inondò la strade, il vento sradicò gli alberi e strappò tutto ciò che era instabile. Assieme a questo tumulto distruttivo, a questo caos immane, la tempesta portò con sé anche qualcos'altro. Erano le 13.35 e Luca era da poco tornato a casa dopo aver festeggiato la vigilia di natale a casa della sua ragazza e i suoi genitori.
Bagnato fradicio come un gattino si era fiondato sotto la doccia, riscaldando le ossa infreddolite sotto un bel getto di acqua bollente.
Mentre stava dirigendosi in camera, augurando via sms la buonanotte alla sua ragazza, qualcuno bussò alla porta di casa.

Due colpi secchi, decisi, che riecheggiarono inquietanti nel buio del corridoio. Luca rimase immobile, convinto di aver avuto un allucinazione uditiva. Fuori la notte era rischiarata dai fulmini e assordata dai rimbombi dei tuoni.
Qualcuno bussò di nuovo.
Una sgradevole sensazione gli scivolò sotto pelle, lungo la schiena, facendogli rizzare i peli sul collo e sulle braccia.
Luca si avvicinò lentamente alla porta.
Sentiva il battito del suo cuore nelle orecchie.
"Chi è?" domandò con un sussurro. Nessuno rispose.
Pensando di averlo chiesto troppo piano ripeté la domanda di nuovo, sentendosi doppiamente stupido.
Non rispose nessuno, ed era evidente che non c'era nessuno aldilà della porta.
Scuotendo le testa si riavviò verso la camera, pensando che forse aveva bevuto un po' troppo quella sera, quando iniziò a suonare il campanello di casa.
Sembrava che qualcuno avesse deciso di passare tutta la notte a suonarlo per quanto forte risuonava.
"driin driin driiiin"
Si fosse guardato allo specchio Luca si sarebbe accorto di essere impallidito. Era ovvio che qualche ragazzino si stesse divertendo alle sue spalle... non si sa come era riuscito ad entrare nel palazzo e per qualche strano motvo era salito fino al terzo piano scegliendo proprio il suo appartamento. Questa volta si avventò verso la porta, deciso a farla finita con quella storia.
Un bel gioco dura poco, ed era la notte di natale!
"Fatela finita!" gridò, mentre apriva la porta, immaginandosi di veder scappare a gambe levate qualche gruppetto di ragazzini forse neanche adolescenti che, per come la vedeva lui, a quell'ora dovevano starsene a letto, in attesa di babbo natale.
Dopo aver spalancato la porta si ritrovò davanti il nulla.
Il pianerottolo era deserto e buio. Buio come la notte più buia. Non riusciva neanche a vedere la porta del suo vicino di casa.
Deglutì, accorgendosi di avere la gola secca.
Quell'oscurità lo spaventò a tal punto che richiuse in fretta la porta, sprangandola come non aveva mai fatto.
Aveva paura non poteva negarlo e il suo cuore batteva all'impazzata.
E poi la luce andò via.
Mentre un tuono rimbombava nell'aria facendo scuotere le finestre di sala e della sua camera, Luca si ritrovò nell'oscurità.
Il buio era totale, proprio come sul pianerottolo. Sbatté gli occhi, incapace di credere si essersi ritrovato immerso in quel nero indissolubile che non aveva niente di reale.
Un ondata di gelo lo avvolse, le vertigini lo fecero barcollare.
Fece qualche passo incerto nel buio, poi crollò a terra... e l'oscurità ormai era fin dentro la sua testa.
Fuga di gas, dissero poi gli investigatori, fuga di gas collettiva e silenziosa che aveva coinvolto tutto il condominio.
Chi era in casa quella sfortunata sera di Natale, non era riuscito a cavarsela.
Allarmismi infondati o meno, mi domando... e se la tempesta, oltre al suo carico di pioggia, tuoni, fulmini e vento, portasse anche qualcos'altro con sé?
Così mi è venuto in mente questa cosa, scritta in preda ad un delirio di scrittura, che non ha portato a niente di concreto ma che condivido volentieri con voi... una scusa per farvi gli auguri!
BUON NATALE!
La tempesta di Natale arrivò esattamente alle 23.59 del 24 dicembre. Nacque a largo della costa, come un cumulo di nembi oltraggiosamente cupi che vorticando insensatamente, dettero vita ad un gigantesco anticiclone che nel giro di pochi minuti si abbatté con furia disumana sulla città.
La grandine tempestò i tetti e le macchine, la pioggia inondò la strade, il vento sradicò gli alberi e strappò tutto ciò che era instabile. Assieme a questo tumulto distruttivo, a questo caos immane, la tempesta portò con sé anche qualcos'altro. Erano le 13.35 e Luca era da poco tornato a casa dopo aver festeggiato la vigilia di natale a casa della sua ragazza e i suoi genitori.
Bagnato fradicio come un gattino si era fiondato sotto la doccia, riscaldando le ossa infreddolite sotto un bel getto di acqua bollente.
Mentre stava dirigendosi in camera, augurando via sms la buonanotte alla sua ragazza, qualcuno bussò alla porta di casa.
Due colpi secchi, decisi, che riecheggiarono inquietanti nel buio del corridoio. Luca rimase immobile, convinto di aver avuto un allucinazione uditiva. Fuori la notte era rischiarata dai fulmini e assordata dai rimbombi dei tuoni.
Qualcuno bussò di nuovo.
Una sgradevole sensazione gli scivolò sotto pelle, lungo la schiena, facendogli rizzare i peli sul collo e sulle braccia.
Luca si avvicinò lentamente alla porta.
Sentiva il battito del suo cuore nelle orecchie.
"Chi è?" domandò con un sussurro. Nessuno rispose.
Pensando di averlo chiesto troppo piano ripeté la domanda di nuovo, sentendosi doppiamente stupido.
Non rispose nessuno, ed era evidente che non c'era nessuno aldilà della porta.
Scuotendo le testa si riavviò verso la camera, pensando che forse aveva bevuto un po' troppo quella sera, quando iniziò a suonare il campanello di casa.
Sembrava che qualcuno avesse deciso di passare tutta la notte a suonarlo per quanto forte risuonava.
"driin driin driiiin"
Si fosse guardato allo specchio Luca si sarebbe accorto di essere impallidito. Era ovvio che qualche ragazzino si stesse divertendo alle sue spalle... non si sa come era riuscito ad entrare nel palazzo e per qualche strano motvo era salito fino al terzo piano scegliendo proprio il suo appartamento. Questa volta si avventò verso la porta, deciso a farla finita con quella storia.
Un bel gioco dura poco, ed era la notte di natale!
"Fatela finita!" gridò, mentre apriva la porta, immaginandosi di veder scappare a gambe levate qualche gruppetto di ragazzini forse neanche adolescenti che, per come la vedeva lui, a quell'ora dovevano starsene a letto, in attesa di babbo natale.
Dopo aver spalancato la porta si ritrovò davanti il nulla.
Il pianerottolo era deserto e buio. Buio come la notte più buia. Non riusciva neanche a vedere la porta del suo vicino di casa.
Deglutì, accorgendosi di avere la gola secca.
Quell'oscurità lo spaventò a tal punto che richiuse in fretta la porta, sprangandola come non aveva mai fatto.
Aveva paura non poteva negarlo e il suo cuore batteva all'impazzata.
E poi la luce andò via.
Mentre un tuono rimbombava nell'aria facendo scuotere le finestre di sala e della sua camera, Luca si ritrovò nell'oscurità.
Il buio era totale, proprio come sul pianerottolo. Sbatté gli occhi, incapace di credere si essersi ritrovato immerso in quel nero indissolubile che non aveva niente di reale.
Un ondata di gelo lo avvolse, le vertigini lo fecero barcollare.
Fece qualche passo incerto nel buio, poi crollò a terra... e l'oscurità ormai era fin dentro la sua testa.
Fuga di gas, dissero poi gli investigatori, fuga di gas collettiva e silenziosa che aveva coinvolto tutto il condominio.
Chi era in casa quella sfortunata sera di Natale, non era riuscito a cavarsela.
mercoledì 18 dicembre 2013
L'Ambasciatore delle Tenebre
Siamo sotto natale, siamo tutti più buoni (io no... ve lo dico sinceramente) quindi se volete farmi un regalo andate sulle varie piattaforme che vendono ebook on line (Amazon, MediaWorld, Ibs.it, Ultimabooks etc) e scaricatevi almeno un paio di episodi.
Dico un paio perché altrimenti difficilmente potete calarvi bene nella storia...
Il primo è gratuito tra l'altro... e gli altri costano quanto un caffè!
Ok, vi faccio da Cicerone, e vi porterò nel magico mondo di Doam, dove la magia vive ancora, ma la vita è dura quando quella che conosciamo qui sulla Terra...
Immaginatevi un ragazzo, o meglio un giovane adulto, schivo, tranquillo, che lavora come garzone in una bettola della periferia di Tilkadym, la capitale dell'omonimo Regno.
Una guerra sta per iniziare e Den Efferid, il nostro protagonista, viene reclutato per parteciparvi.
A Tilkadym è così, raggiunta una certa età, si viene arruolati, che tu lo voglia o meno.
Il bello è che nel Regno Tilkadym tutti sono contenti di partecipare alle guerre, tutti sono euforici quando c'è da iniziare una nuova battaglia.
Narra la storia che sia sempre stato così, e grazie a questo furore primordiale, il Regno di Tilkadym, decennio dopo decennio è diventata una superpotenza, un piccolo impero con un esercito inarrestabile.
Den ha differenza della totalità dei suoi coetanei ha un fifa blu e farebbe di tutto pur di non finire in mezzo alla battaglia con una spada in mano...
Già si immagina fatto a pezzi.
Lui la guerra la odia, la detesta, non la concepisce, ma costretto dai "reclutatori" viene portato alla caserma.
L'anticamera dell'inferno.
E a questo punto qualcosa succede e il destino che Den considera infame, diviene un inquietante sequela di shock, un vortice di avvenimenti che lo porterà a diventare l'unico che potrà salvare il Regno, il popolo di Tilkadym, e la ragazza che ama.
Di più non vi posso svelare, naturalmente.
Se vi piace il fantasy, o se conoscete qualcuno che apprezza questo genere e da fiducia agli scrittori emergenti... beh, cosa aspettate... questi sotto sono i link dei primi 3 episodi!
L'AMBASCIATORE DELLE TENEBRE - EP. 1
L'AMBASCIATORE DELLE TENEBRE - EP. 2
L'AMBASCIATORE DELLE TENEBRE - EP. 3
venerdì 6 dicembre 2013
L'ombra nell'abside
Durante l'estate di qualche anno fa, visitai una chiesetta sperduta in un piccolo paese della campagna toscana.
Sembrava abbandonata, ma quando vi entrai rimasi colpito dai suoi bellissimi affreschi.
Poi nel buio dell'abside abbandonato all'oblio, una rondine svolazzò sfiorandomi i capelli ed un formicolio mi scivolò lungo la schiena...
Nella calda, afosa, estate di sei anni fa, ero in giro per la toscana come giornalista free lance, per un servizio che mi aveva proposto una rivista di cultura e viaggi.
L’idea, neanche poi tanto innovativa, era quella di fare una sorta di viaggio tra alcuni dei più famosi paesi abbandonati dell’Appennino toscano.
Con la mia povera Kia affrontavo salite infinite per raggiungere posti sperduti e dimenticati dall’umanità alle prese con la vita moderna e frenetica.
Un pomeriggio di agosto, con mia grande sorpresa, raggiunsi un piccolissimo borgo tardo medievale che non era neanche indicato nelle cartine geografiche più datate che avevo portato con me.
Lasciai la macchina al limitare del paese e mi avventurai tra le strade silenziose e dissestate.
Il borgo era ovviamente deserto, e a dirla tutta neanche troppo interessante, nel suo comune stato di abbandono che avevo già visto e fotografato dozzine di volte in quell’estate.
Tuttavia, poco prima di girare i tacchi e tornarmene in macchina, qualcosa attirò la mia attenzione.
Alla fine di un vicolo accidentato e semisommerso da massi e travi di legno, notai affacciarsi su una piccola piazzetta ottagonale, una chiesetta dalla tipica struttura paleocristiana, che aveva l’aria di essere stata ristrutturata poco prima che il paese venisse definitivamente abbandonato.
Con un certo, rinnovato interesse, mi ci diressi prontamente.
Quando la ebbi di fronte, rimasi stupefatto dalla bellezza di quel piccolo capolavoro architettonico.
Non potei fare a meno di pensare come fosse possibile che una tale opera potesse essere lasciata alla distruzione meticolosa del tempo.
Entrai, ed ebbi un'altra sorpresa, ma di tutt’altro genere.
La chiesa era illuminata debolmente da un ordinata file di candelabri a sei braccia infissi ad una serie di colonne di marmo grezzo che raggiungevano l’altare.
Dopo un attimo di meraviglia pensai che, evidentemente, a causa della sua straordinaria bellezza, la chiesa doveva essere ancora frequentata dal parroco di qualche paese limitrofo.
Mi incamminai verso l’altare, scivolando sul pavimento di granito tirato a lucido, sul quale le luci tremolanti delle candele si riflettevano con straordinaria vivacità.
Le pareti erano adornate da strani quadri, dove erano rappresentate figure sacre a me ignote.
Una particolare mi incuriosì, perché raffigurava una folla di persone, vestite di stracci, poco più che mendicanti, che avevano lo sguardo rivolto verso il cielo.
Ma non erano in attesa di qualcosa di positivo, di una beata luce angelica che sovente si vede nei classici dipinti cattolici, ma piuttosto da un blasfemo nembo denso e scuro, che vorticava sulle loro testa e dal quale partivano lampi e folgori che si tramutavano in demoni alati, cornuti e con tutti gli altri dogmi tipici degli abitatori degli inferi.
Questa strana rappresentazione, che mi appariva capovolta rispetto ai normali canoni cristiani, mi incuriosì talmente tanto che scattai diverse dozzine di foto.
D’un tratto però un rumore proveniente da dietro l’altare mi fece trasalire.
Avevo sentito come un rumore di passi svelti, seguiti da un fruscio, e qualcosa di simile ad un mormorio.
Mi diressi in quella direzione e vidi una luce fioca che spariva lungo una scala ripida che portava al sottosuolo.
Vidi di sfuggita la figura di un abate incappucciato che teneva alta una lanterna ad olio sopra la testa.
Chiesi ad alta voce se ci fosse qualcuno, ma non ebbi risposta, così decisi di seguire la fioca luce della lanterna che si era inabissata.
Le scale erano ripide, rese scivolose dall’umidità, le pareti trasudavano acqua.
Seguii la luce che mi precedeva di qualche metro, ma non riuscivo mai a vedere chi fosse colui che si inoltrava in quei cunicoli.
Ricordo che gli gridai di aspettare, e allungai il passo ma ogni volta che voltava un angolo di quello che aveva tutto l’aspetto di un labirinto, il misterioso abate mi sfuggiva sempre.
Alla fine, improvvisamente me lo ritrovai davanti.
Era chinato di fronte ad un piccolo altare scolpito nella roccia, dove vi era raffigurata la madonna nell’atto di schiacciare una serpe.
L’immagine era vivida, perfetta, sembrava quasi una foto per quanto la scultura aveva rappresentato la scena, come pietrificandola in quell’istante preciso.
L’abate era chinato, intento in una preghiera che mi pareva in latino e io decisi che era l’occasione giusta per fare un'altra bella serie di foto.
Ma non appena feci scattare il primo flash, l’abate si animò improvvisamente, e voltandosi iniziò a gridare.
Sembrava abbandonata, ma quando vi entrai rimasi colpito dai suoi bellissimi affreschi.
Poi nel buio dell'abside abbandonato all'oblio, una rondine svolazzò sfiorandomi i capelli ed un formicolio mi scivolò lungo la schiena...
Nella calda, afosa, estate di sei anni fa, ero in giro per la toscana come giornalista free lance, per un servizio che mi aveva proposto una rivista di cultura e viaggi.
L’idea, neanche poi tanto innovativa, era quella di fare una sorta di viaggio tra alcuni dei più famosi paesi abbandonati dell’Appennino toscano.
Con la mia povera Kia affrontavo salite infinite per raggiungere posti sperduti e dimenticati dall’umanità alle prese con la vita moderna e frenetica.
Un pomeriggio di agosto, con mia grande sorpresa, raggiunsi un piccolissimo borgo tardo medievale che non era neanche indicato nelle cartine geografiche più datate che avevo portato con me.
Lasciai la macchina al limitare del paese e mi avventurai tra le strade silenziose e dissestate.
Il borgo era ovviamente deserto, e a dirla tutta neanche troppo interessante, nel suo comune stato di abbandono che avevo già visto e fotografato dozzine di volte in quell’estate.
Tuttavia, poco prima di girare i tacchi e tornarmene in macchina, qualcosa attirò la mia attenzione.
Alla fine di un vicolo accidentato e semisommerso da massi e travi di legno, notai affacciarsi su una piccola piazzetta ottagonale, una chiesetta dalla tipica struttura paleocristiana, che aveva l’aria di essere stata ristrutturata poco prima che il paese venisse definitivamente abbandonato.
Con un certo, rinnovato interesse, mi ci diressi prontamente.
Quando la ebbi di fronte, rimasi stupefatto dalla bellezza di quel piccolo capolavoro architettonico.
Non potei fare a meno di pensare come fosse possibile che una tale opera potesse essere lasciata alla distruzione meticolosa del tempo.
Entrai, ed ebbi un'altra sorpresa, ma di tutt’altro genere.
La chiesa era illuminata debolmente da un ordinata file di candelabri a sei braccia infissi ad una serie di colonne di marmo grezzo che raggiungevano l’altare.
Dopo un attimo di meraviglia pensai che, evidentemente, a causa della sua straordinaria bellezza, la chiesa doveva essere ancora frequentata dal parroco di qualche paese limitrofo.
Mi incamminai verso l’altare, scivolando sul pavimento di granito tirato a lucido, sul quale le luci tremolanti delle candele si riflettevano con straordinaria vivacità.
Le pareti erano adornate da strani quadri, dove erano rappresentate figure sacre a me ignote.
Una particolare mi incuriosì, perché raffigurava una folla di persone, vestite di stracci, poco più che mendicanti, che avevano lo sguardo rivolto verso il cielo.
Ma non erano in attesa di qualcosa di positivo, di una beata luce angelica che sovente si vede nei classici dipinti cattolici, ma piuttosto da un blasfemo nembo denso e scuro, che vorticava sulle loro testa e dal quale partivano lampi e folgori che si tramutavano in demoni alati, cornuti e con tutti gli altri dogmi tipici degli abitatori degli inferi.
Questa strana rappresentazione, che mi appariva capovolta rispetto ai normali canoni cristiani, mi incuriosì talmente tanto che scattai diverse dozzine di foto.
D’un tratto però un rumore proveniente da dietro l’altare mi fece trasalire.
Avevo sentito come un rumore di passi svelti, seguiti da un fruscio, e qualcosa di simile ad un mormorio.
Mi diressi in quella direzione e vidi una luce fioca che spariva lungo una scala ripida che portava al sottosuolo.
Vidi di sfuggita la figura di un abate incappucciato che teneva alta una lanterna ad olio sopra la testa.
Chiesi ad alta voce se ci fosse qualcuno, ma non ebbi risposta, così decisi di seguire la fioca luce della lanterna che si era inabissata.
Le scale erano ripide, rese scivolose dall’umidità, le pareti trasudavano acqua.
Seguii la luce che mi precedeva di qualche metro, ma non riuscivo mai a vedere chi fosse colui che si inoltrava in quei cunicoli.
Ricordo che gli gridai di aspettare, e allungai il passo ma ogni volta che voltava un angolo di quello che aveva tutto l’aspetto di un labirinto, il misterioso abate mi sfuggiva sempre.
Alla fine, improvvisamente me lo ritrovai davanti.
Era chinato di fronte ad un piccolo altare scolpito nella roccia, dove vi era raffigurata la madonna nell’atto di schiacciare una serpe.
L’immagine era vivida, perfetta, sembrava quasi una foto per quanto la scultura aveva rappresentato la scena, come pietrificandola in quell’istante preciso.
L’abate era chinato, intento in una preghiera che mi pareva in latino e io decisi che era l’occasione giusta per fare un'altra bella serie di foto.
Ma non appena feci scattare il primo flash, l’abate si animò improvvisamente, e voltandosi iniziò a gridare.
domenica 24 novembre 2013
KK82
Questa volta, lascio da parte per un attimo l'oscurità della paura, per veleggiare in una luce accecante, con questo brevissimo racconto dal sapore di fantascienza, con un finale un po' fuori dai miei canoni... fin troppo "romantico".
La luce della luna di Sethlans quella mattina era più forte del normale e si rifletteva sugli specchi della navetta con forza, come se li volesse perforare.
Il capitano, un tipo tranquillo, placido, persona di buon senso e saggezza racchiusa in un corpo ancora atletico nonostante l’età, con il volto sempre ricoperto da una barbetta coltivata con cura, stava ispezionando la sala comando.
Niente era in ordine e anche per quel giorno pareva fosse impossibile ripartire.
- Capitano, le condizioni del quinto motore sono ancora disastrose. Quel maledetto meteorite è andato più a fondo del previsto. Cosa dobbiamo fare?
- Cercate di fare più in fretta possibile, ma fate attenzione mi raccomando. Non possiamo permetterci altri errori.
L’ufficiale salutò rigidamente con la mano distesa sul petto e si scivolò via silenzioso, diretto verso la sala macchine.
Qualcosa non andava in quello strano pianeta in cui erano atterrati solo pochi giorni prima.
Atterrati era un eufemismo. Ad essere più precisi, togliendo ogni tipo di romanticheria, si erano schiantati su una vasta distesa di crateri fumanti, distruggendo in parte lo scafo della navetta e frantumando in mille pezzi l’ala destra che già era malconcia.
Quella pioggia di meteoriti così fulminea li aveva colti impreparati e a peggiorare la situazione c’era stato quel collasso dei circuiti elettrici che aveva compromesso ogni possibilità di manovra.
Due problemi al prezzo di uno, un offerta imperdibile per chi ama il rischio.
Probabilmente il pianeta che stavano sorvolando aveva un fortissimo campo magnetico che aveva mandato in panne tutta la sala comando, ma non si spiegava come mai in quel momento, dalle rilevazioni fatte sul terreno non risultasse niente del genere.
KK82 era un piccolo pianeta sferico di nessuna importanza, un piccolo palloncino che galleggiava nell’universo, scartato dalla rotte commerciali e militari, considerato meno di zero.
Ma in quel momento, Harold J.Stevens, Capitano della navetta mercantile “Alleluia” sentiva che quell’arido globo butterato, portava con se nei suoi viaggi intorno al sole un qualche recondito segreto. E lui non voleva niente a che farne.
Dai crateri vicini alla navetta, fuoriuscivano dei getti di vapore caldo e denso come cotone che si libravano nell’aria rarefatta e salivano in cielo fin verso la luna che in quel particolare periodo dell’anno contrastava con veemenza la luce gialla e calda del sole.
D’altronde erano vicinissimi al satellite bianco che brillava nel cielo come un grosso diamante grezzo, ma prezioso.
La luce della luna di Sethlans quella mattina era più forte del normale e si rifletteva sugli specchi della navetta con forza, come se li volesse perforare.
Il capitano, un tipo tranquillo, placido, persona di buon senso e saggezza racchiusa in un corpo ancora atletico nonostante l’età, con il volto sempre ricoperto da una barbetta coltivata con cura, stava ispezionando la sala comando.
Niente era in ordine e anche per quel giorno pareva fosse impossibile ripartire.
- Capitano, le condizioni del quinto motore sono ancora disastrose. Quel maledetto meteorite è andato più a fondo del previsto. Cosa dobbiamo fare?
- Cercate di fare più in fretta possibile, ma fate attenzione mi raccomando. Non possiamo permetterci altri errori.
L’ufficiale salutò rigidamente con la mano distesa sul petto e si scivolò via silenzioso, diretto verso la sala macchine.
Qualcosa non andava in quello strano pianeta in cui erano atterrati solo pochi giorni prima.
Atterrati era un eufemismo. Ad essere più precisi, togliendo ogni tipo di romanticheria, si erano schiantati su una vasta distesa di crateri fumanti, distruggendo in parte lo scafo della navetta e frantumando in mille pezzi l’ala destra che già era malconcia.
Quella pioggia di meteoriti così fulminea li aveva colti impreparati e a peggiorare la situazione c’era stato quel collasso dei circuiti elettrici che aveva compromesso ogni possibilità di manovra.
Due problemi al prezzo di uno, un offerta imperdibile per chi ama il rischio.
Probabilmente il pianeta che stavano sorvolando aveva un fortissimo campo magnetico che aveva mandato in panne tutta la sala comando, ma non si spiegava come mai in quel momento, dalle rilevazioni fatte sul terreno non risultasse niente del genere.
Ma in quel momento, Harold J.Stevens, Capitano della navetta mercantile “Alleluia” sentiva che quell’arido globo butterato, portava con se nei suoi viaggi intorno al sole un qualche recondito segreto. E lui non voleva niente a che farne.
Dai crateri vicini alla navetta, fuoriuscivano dei getti di vapore caldo e denso come cotone che si libravano nell’aria rarefatta e salivano in cielo fin verso la luna che in quel particolare periodo dell’anno contrastava con veemenza la luce gialla e calda del sole.
D’altronde erano vicinissimi al satellite bianco che brillava nel cielo come un grosso diamante grezzo, ma prezioso.
martedì 12 novembre 2013
Una notte oscura
Vi scrivo qui un brevissimo racconto, ispirato da una mia vecchia esperienza... ed un umile, umilissimo omaggio a H.P. Lovecraft.
Perché cari miei, quando una nuova notte inizia, non si sa mai quanto potrà essere oscura.
Quella notte, un dolore fortissimo allo stomaco, un bruciore lancinante che mi toglieva il respiro, mi portò al pronto soccorso.
Perché cari miei, quando una nuova notte inizia, non si sa mai quanto potrà essere oscura.
Quella notte, un dolore fortissimo allo stomaco, un bruciore lancinante che mi toglieva il respiro, mi portò al pronto soccorso.
Erano le 11.10 e nella sala di attesa, pervasa da un avvilente odore di disinfettante, vidi di sfuggita solo alcune persone che ciondolavano stancamente sulle sedie cigolanti.
Poco dopo arrivò un infermiere dall’aria sbattuta, mi chiese nome e cognome, età, indirizzo e causa della mia inaspettata visita all’ospedale, mi infilò una flebo nel braccio, e mi trascinò lungo un corridoio fino ad un’altra saletta, dove di lì a poco, mi borbottò, sarebbe arrivata una dottoressa a visitarmi.
Davanti a me avevo una parete di cartongesso, sudicia e ricoperta di schizzi di caffè e altre sostanze ignote, che avevano un aspetto a dir poco disgustoso. Più in alto, sulla mia destra, un grande orologio, faceva ruotare ipnoticamente la sua lancetta dei secondi.
Il tempo passava, la mia flebo lentamente si esauriva, il mio sedere iniziava a dar segni di fastidio a causa dell’insopportabile scomodità della sedia a rotelle, e della dottoressa non si vedeva neanche l’ombra.
Poco distante da me venne portata una donna su una lettiga.
Gemeva penosamente, si lamentava, gridava a tratti come una forsennata, lamentando dolori atroci alla schiena, ma i medici la lasciarono ai suoi guai e si dileguarono, parlottando tra loro di un “codice rosso”. Per me e la povera signora fu oblio.
Dopo alcune interminabili ore passate a rigirarsi sulla sedia, i miei occhi si appesantirono, le palpebre divennero di piombo e senza neanche accorgermene, sicuramente senza alcuna voglia, mi addormentai.
Non sognai niente, ma il lato oscuro del mio cervello, annichilito dalla stanchezza, mi ottenebrò i sensi.
Fu solo un breve attimo di catalessi.
Quando riaprii gli occhi vidi che non erano passati neanche trenta minuti dall'ultima volta che avevo dato una sbirciata malevola all'orologio.
Non ero per niente riposato, anzi ero più stanco e prostrato di prima, benché il dolore allo stomaco fosse quasi scomparso.
In compenso, in quel lasso di tempo le luci vicino a me si erano spente, e rimaneva soltanto una tenue luce giallognola e malata che illuminava una parte distante del corridoio.
Stufo di aspettare, logorato dalla snervante attesa interminabile, decisi di alzarmi.
Staccai la flebo, ormai vuota, dal braccio e mi alzai.
Una fitta lancinante alle gambe, ormai totalmente intorpidite dalla scomoda posizione in cui ero rimasto, mi fecero barcollare un attimo.
Lentamente, passo dopo passo, mi incamminai nel corridoio scansando barelle, lettini e sedie a rotelle, abbandonate al loro destino. Della signora che gemeva non c’era più traccia. La situazione era al limite dell’assurdo, sembrava che tutto l’ospedale fosse stato evacuato in fretta e furia.
Non riuscivo più a trovare la strada che avevo percorso prima, ma continuai a girovagare in quell'ambiente assurdo, perché mentre venivo scarrozzato sulla sedia a rotelle avevo notato la porta di una toilette ed avevo urgente bisogno di farci un salto.
mercoledì 6 novembre 2013
La Gabbia
Un mio piccolissimo racconto nato da alcune suggestioni personali...
(E se riuscite a trovarci riferimenti a cose, persone o fatti realmente accaduti, beh, qualche domanda sulla vostra vita dovreste farvela... )
Sfinito dal lungo viaggio e con i primi segni della sonnolenza che iniziavano a manifestarsi, decisi di accostare l’auto in un piazzale sterrato e pieno di fango per riposarmi un po’.
Mentre fermavo l’auto iniziò a scendere le prime gocce di pioggia.
Era tutto il giorno che minacciava acqua e, pensai, quello era il momento buono per le nuvole grigie e imponenti di scaricare tutta la loro rabbia.
Il ticchettio aritmico dell’acqua sulla carrozzeria dell’auto e le gocce che si rincorrevano senza sosta sui finestrini e il parabrezza, mi conciliarono il sonno e ben presto mi addormentai.
Passai così del tempo nel remoto e oscuro mondo dei sogni, quello profondo, ancestrale che arresta i pensieri incessanti della mente e ti fa adagiare su una infinita coltre di nembi ovattati che non lasciano alcun ricordo di se e delle visioni che portano.
Al mio risveglio l’alba stava ormai sorgendo, e il temporale si stava estinguendo completamente, scivolando lontano, sospinto dalle invisibili correnti d’aria del cielo.
Per sgranchirmi un po’ le gambe e la schiena, irrigidite dalla scomodo posizione in cui mi ero addormentato, decisi di scendere di macchina e fare quattro passi prima di riprendere il viaggio.
Mi accorsi che il piazzale dove mi ero fermato la notte precedente era in realtà un parcheggio delimitato da un lato da una piccola trattoria e dall’altro da un oasi di ricovero per uccelli feriti o malati.
Mi incamminai in quella direzione e superata una cancellata di legno, lasciata aperta, con il grosso logo in plastica dell’associazione ormai mezzo scolorito, mi ritrovai di fronte una piccola costruzione malandata con il tetto a cupola, che intuii servisse da ambulatorio veterinario.
Bussai alla porta, sperando vi fosse qualcuno per poter lasciare un offerta all’associazione che si occupava di quei poveri animali sfortunati, ma nessuno venne ad aprirmi.
Così girai su i tacchi, un po’ deluso, e osservai l’ambiente.
(E se riuscite a trovarci riferimenti a cose, persone o fatti realmente accaduti, beh, qualche domanda sulla vostra vita dovreste farvela... )
LA GABBIA
Sfinito dal lungo viaggio e con i primi segni della sonnolenza che iniziavano a manifestarsi, decisi di accostare l’auto in un piazzale sterrato e pieno di fango per riposarmi un po’.
Mentre fermavo l’auto iniziò a scendere le prime gocce di pioggia.
Era tutto il giorno che minacciava acqua e, pensai, quello era il momento buono per le nuvole grigie e imponenti di scaricare tutta la loro rabbia.
Passai così del tempo nel remoto e oscuro mondo dei sogni, quello profondo, ancestrale che arresta i pensieri incessanti della mente e ti fa adagiare su una infinita coltre di nembi ovattati che non lasciano alcun ricordo di se e delle visioni che portano.
Al mio risveglio l’alba stava ormai sorgendo, e il temporale si stava estinguendo completamente, scivolando lontano, sospinto dalle invisibili correnti d’aria del cielo.
Per sgranchirmi un po’ le gambe e la schiena, irrigidite dalla scomodo posizione in cui mi ero addormentato, decisi di scendere di macchina e fare quattro passi prima di riprendere il viaggio.
Mi accorsi che il piazzale dove mi ero fermato la notte precedente era in realtà un parcheggio delimitato da un lato da una piccola trattoria e dall’altro da un oasi di ricovero per uccelli feriti o malati.
Mi incamminai in quella direzione e superata una cancellata di legno, lasciata aperta, con il grosso logo in plastica dell’associazione ormai mezzo scolorito, mi ritrovai di fronte una piccola costruzione malandata con il tetto a cupola, che intuii servisse da ambulatorio veterinario.
Bussai alla porta, sperando vi fosse qualcuno per poter lasciare un offerta all’associazione che si occupava di quei poveri animali sfortunati, ma nessuno venne ad aprirmi.
Così girai su i tacchi, un po’ deluso, e osservai l’ambiente.
martedì 8 ottobre 2013
Apocalisse Z - La trilogia di M. Loureiro (Recensione)
E' con immenso piacere che mi ritrovo qui a parlarvi della trilogia di Manel Loureiro.
Apocalisse Z!
Per me la trilogia dell'avvocato spagnolo è ottima, nonostante zoppichi negli ultimi due romanzi, e merita di essere letta. Almeno il primo libro.
Andiamo con ordine.
Un paio di anni fa, spinto dalla curiosità e da alcune buone recensioni (che di solito non leggo, ma ogni tanto capita...) decisi di comprarmi Apocalisse Z, Edizioni Nord.
Bella copertina. Conta il giusto, ma è comunque parte del libro e fa sempre piacere vedere il viso verdognolo di uno zombie che ti osserva ogni volta che prendi il libro in mano.
Finalmente un apocalisse zombie ambientata in europa e non negli USA, già questo mi è piaciuto.
Probabile che Loureiro si sia ispirato al blog di J.L.Bourne da cui poi è stato tratto "Diario di un sopravvissuto agli zombi" ma a parer mio lo supera in qualità di una spanna e mezzo.
La storia è quella classica: c'è un gruppo di terroristi di una regione sperduta in Russia che involontariamente si infettano con un virus portentoso, il TSJ.
Il mondo è impreparato, la pandemia dilaga, il mondo è fottuto.
Il nostro protagonista, un giovane avvocato spagnolo, assieme al suo gatto Lucullo, attraverso le pagine di un diario, ci racconta le sue avventure, che almeno nel primo romanzo, sono assolutamente avvincenti e credibili. Azione, suspence, sopravvivenza allo stato puro!
Alla fine è inevitabile che conosca altri sopravvissuti, qualsiasi storia legata all'apocalisse zombi gira e rigira finisce così, ed è questo forse il limite più grande del tema dei morti viventi.
Qualsiasi sia il protagonista, ovunque si trovi, andrà sempre in cerca di sopravvissuti e luoghi sicuri.
Alla fine, almeno che non sia proprio l'unico uomo rimasto al mondo, è ovvio che ne trovi qualcuno!
In Apocalisse Z succede, e il nostro avvocato conosce pure una ragazza tremendamente carina...
però si riesce a chiudere un occhio, perché accade proprio nella parte finale, e il libro finisce nel miglior modo possibile: il diario viene abbandonato ai posteri.
Chissà che fine avranno fatto i sopravvissuti! Wow che figata!
Purtroppo c'è il seguito.
Ne "I Giorni Oscuri" si cade nella retorica dell'umanità che non smetterà mai di farsi del male da sola. I sopravvissuti finisco a Tenerife, dove migliaia di sopravvissuti, protetti dall'isolamento dell'isola spagnola riescono a tirare avanti, guidati da milizie armate. Tutto sembra andare per il verso giusto, ma ovviamente, la storia aveva bisogno di azione e allora ecco che parte una missione suicida in cerca di medicinali.
Missione che ci fa tornare in Spagna, in un ospedale abbandonato assediato da orde immense di zombi. Non voglio svelarvi altro, perché questa è la parte migliore del libro.
Ma se considerate il fatto che c'è un seguito...
In "L'ira dei giusti" si tenta di dare una possibile soluzione al mondo dominato dai morti viventi.
E non sarebbe neanche tanto male: i funghi aggrediscono i corpi decomposti e lentamente li distruggono.
Ci può stare. La storia vede però ben poco protagonisti i nostri amici puzzolenti e senza vita. La sopravvivenza è ormai limitata a poche pagine.
Manel, Victor, e Lucia, finiscono addirittura in America, in un altra roccaforte della civiltà, guidata stavolta non da militari ma da un pazzo mistico che prevede il futuro grazie a dolori lancinanti al ginocchio (!!) e da gruppi di neo nazisti.
La parte migliore di questo romanzo conclusivo, a mio avviso, è sicuramente il punto in cui Manel, ormai infetto e inviso da il dittatore mistico e dalle sue truppe di "WhiteHead", viene lasciato solo nel deserto.
Devo dire però, che la serie di coincidenze fortunose che capitano al nostro protagonista principale, sono via via sempre meno credibili, e la cosa, alla lunga, mi ha un tantinello infastidito.
Però via, alla fine, chiudiamo un occhio e andiamo avanti.
E alla fine, dopo l'ultima pagina letta... si chiude questa epopea.
Ringraziamo la casa editrice che alla fine si è decisa a pubblicare anche in Italia anche quest'ultimo capitolo.
Ma che dire... ormai l'avrete capito da soli: Apocalisse Z è l'unico vero libro.
Un must per gli amanti del genere, non ci sono dubbi.
Dovete leggerlo!
Apocalisse Z!
Per me la trilogia dell'avvocato spagnolo è ottima, nonostante zoppichi negli ultimi due romanzi, e merita di essere letta. Almeno il primo libro.
Andiamo con ordine.
(Attenzione! Potrebbero esserci spoiler!)
Bella copertina. Conta il giusto, ma è comunque parte del libro e fa sempre piacere vedere il viso verdognolo di uno zombie che ti osserva ogni volta che prendi il libro in mano.
Finalmente un apocalisse zombie ambientata in europa e non negli USA, già questo mi è piaciuto.
Probabile che Loureiro si sia ispirato al blog di J.L.Bourne da cui poi è stato tratto "Diario di un sopravvissuto agli zombi" ma a parer mio lo supera in qualità di una spanna e mezzo.
La storia è quella classica: c'è un gruppo di terroristi di una regione sperduta in Russia che involontariamente si infettano con un virus portentoso, il TSJ.
Il mondo è impreparato, la pandemia dilaga, il mondo è fottuto.
Il nostro protagonista, un giovane avvocato spagnolo, assieme al suo gatto Lucullo, attraverso le pagine di un diario, ci racconta le sue avventure, che almeno nel primo romanzo, sono assolutamente avvincenti e credibili. Azione, suspence, sopravvivenza allo stato puro!
Alla fine è inevitabile che conosca altri sopravvissuti, qualsiasi storia legata all'apocalisse zombi gira e rigira finisce così, ed è questo forse il limite più grande del tema dei morti viventi.
Qualsiasi sia il protagonista, ovunque si trovi, andrà sempre in cerca di sopravvissuti e luoghi sicuri.
Alla fine, almeno che non sia proprio l'unico uomo rimasto al mondo, è ovvio che ne trovi qualcuno!
In Apocalisse Z succede, e il nostro avvocato conosce pure una ragazza tremendamente carina...
Chissà che fine avranno fatto i sopravvissuti! Wow che figata!
Purtroppo c'è il seguito.
Ne "I Giorni Oscuri" si cade nella retorica dell'umanità che non smetterà mai di farsi del male da sola. I sopravvissuti finisco a Tenerife, dove migliaia di sopravvissuti, protetti dall'isolamento dell'isola spagnola riescono a tirare avanti, guidati da milizie armate. Tutto sembra andare per il verso giusto, ma ovviamente, la storia aveva bisogno di azione e allora ecco che parte una missione suicida in cerca di medicinali.
Missione che ci fa tornare in Spagna, in un ospedale abbandonato assediato da orde immense di zombi. Non voglio svelarvi altro, perché questa è la parte migliore del libro.
Ma se considerate il fatto che c'è un seguito...
In "L'ira dei giusti" si tenta di dare una possibile soluzione al mondo dominato dai morti viventi.
E non sarebbe neanche tanto male: i funghi aggrediscono i corpi decomposti e lentamente li distruggono.
Ci può stare. La storia vede però ben poco protagonisti i nostri amici puzzolenti e senza vita. La sopravvivenza è ormai limitata a poche pagine.
La parte migliore di questo romanzo conclusivo, a mio avviso, è sicuramente il punto in cui Manel, ormai infetto e inviso da il dittatore mistico e dalle sue truppe di "WhiteHead", viene lasciato solo nel deserto.
Devo dire però, che la serie di coincidenze fortunose che capitano al nostro protagonista principale, sono via via sempre meno credibili, e la cosa, alla lunga, mi ha un tantinello infastidito.
Però via, alla fine, chiudiamo un occhio e andiamo avanti.
E alla fine, dopo l'ultima pagina letta... si chiude questa epopea.
Ringraziamo la casa editrice che alla fine si è decisa a pubblicare anche in Italia anche quest'ultimo capitolo.
Ma che dire... ormai l'avrete capito da soli: Apocalisse Z è l'unico vero libro.
Un must per gli amanti del genere, non ci sono dubbi.
Dovete leggerlo!
martedì 17 settembre 2013
Non ci siamo proprio - Giudizi negativi su film e libri
Un po' di commenti negativi per un film abbastanza recente e un libro che ho letto un po' di tempo fa.
Ognuno ha la sua opinione, ci mancherebbe... probabilmente te che stai leggendo non sarai per niente d'accordo ma, il blog è mio e qui comando io! :)
Pronti? Via...
WARM BODIES
Iniziamo con il film. Sarebbe anche un film di zombie, quindi a regola avrebbe dovuto piacermi.
Ne ho visti di film di zombie, anche di pessima qualità, ma anche nel peggiore dei casi, anche quando facevano ridere, più che spaventare (anche se a me, ormai i cari amici morti viventi non spaventano più), mi son sempre detto: "Vabbè, dai... erano zombi!"
Ma in questo caso... no, non ci siamo proprio.
Passi il fatto che fin dall'inizio vediamo zombi che muovono oggetti in maniera relativamente cosciente, che sviluppano un minimo di comunicazione e, nel caso del protagonista, addirittura pensano razionalmente!
D'altronde ognuno gli zombi li può immaginare come gli pare, non ci sono dati clinici esaminati e confermati... e non mi pare che i morti viventi esistano, quindi.... spazio alla fantasia.
La cosa assurda, inspiegabile, totalmente forzata, è un'altra, ossia che la protagonista femminile (bionda, occhi azzurri, tremendamente carina... ma guarda un po'!!) si innamori del suddetto zombie!
Prima si fa rapire, probabilmente ipnotizzata dal fascino cadaverico del decomposto, poi giorno dopo giorno, inizia addirittura a flirtarci, benchè, voglio precisarlo, lei fosse stata fino a pochissimo tempo prima, fidanzata.
E chi ha ucciso, mangiandone le cervella, il suo ex-ragazzo? Lo zombie, esatto... poi soprannominato "R".
No. Io non ci sto! E' un atto illecito!
Invidia? Probabilmente. Ma vi sfido a dirmi che la cosa è assolutamente plausibile.
Okay, forse neanche gli zombie lo sono... ma a mio parere sempre più che vedere una biondina innamorarsi di un cadavere cannibale.
"Chi dice che il romanticismo è morto?" si legge nella locandina.
IO! IO! E che cazzo. Gli zombie sono morte, distruzione, sopravvivenza, odore putrescente e miseria umana.... fanculo al romanticismo!
METRO 2033 & 2034
Saltando di palo in frasca, passiamo adesso ad un libro (anzi due) che lessi un po' di tempo addietro.
Si tratta di METRO 2033 e il suo seguito METRO 2034 di Dmitry Glukohovsky, edito in italia da Multiplayer Edizioni. Ero sinceramente curioso di leggere un libro post apocalittico scritto da un russo e ambientato nelle bellissime stazioni metropolitane di Mosca. L'idea non pareva affatto malvagia.
Tra l'altro dal romanzo hanno tratto un videogioco che, sicuramente, sarà molto meglio del suo omonimo letterario.
Perché? Beh l'idea di sopravvissuti ad un'apocalisse nucleare, rifugiatisi nei tunnel della metropolitana, assediati da creature mutanti e divisi in classi sociali, divisioni politiche e pazzi scatenati a me piaceva... però dal dire al fare...
La cartina della metropolitana di Mosca che c'è nel libro, è un guazzabuglio di nomi e settori, una specie di Risiko sotterraneo.
Purtroppo la storia procede lentamente, è ingolfata da lambiccamenti psicologici, ci si perde tra nomi impronunciabili di stazioni della metro russa (Sovetoskaya, Kremlinotoskaya, e altre dozzine e dozzine, sempre con suffisso "toskaya"), e il bello è che nel seguito la storia è ancora più incasinata.
Finito Metro 2033, ero deluso, ma sapendo che c'era il seguito, decisi di dare fiducia al buon Dmitry e foraggiare lui e la casa editrice comprandomi Metro 2034.
L'avessi mai fatto!
Il seguito, ambientato un anno dopo (il 2034 quindi), è più corto ma ancora più astruso, labirintico, con svarioni para psicologici dei protagonisti che in parte sono gli stessi del libro romanzo.
E' veramente un peccato perché l'idea a mio avviso era particolarmente buona.
Forse era il caso di puntare più sull'azione senza avere la pretesa di mischiarlo con qualcosa di simile a Tolstoj o Dostoevskij.
Ma ovviamente queste sono solo le mie umili opinioni....
Beh, umili.... umili un cazzo!
Alla prossima!
Ognuno ha la sua opinione, ci mancherebbe... probabilmente te che stai leggendo non sarai per niente d'accordo ma, il blog è mio e qui comando io! :)
Pronti? Via...
ps: attenzione, potrebbero esserci spoiler!
WARM BODIES
Iniziamo con il film. Sarebbe anche un film di zombie, quindi a regola avrebbe dovuto piacermi.
Ne ho visti di film di zombie, anche di pessima qualità, ma anche nel peggiore dei casi, anche quando facevano ridere, più che spaventare (anche se a me, ormai i cari amici morti viventi non spaventano più), mi son sempre detto: "Vabbè, dai... erano zombi!"
Ma in questo caso... no, non ci siamo proprio.
Passi il fatto che fin dall'inizio vediamo zombi che muovono oggetti in maniera relativamente cosciente, che sviluppano un minimo di comunicazione e, nel caso del protagonista, addirittura pensano razionalmente!
D'altronde ognuno gli zombi li può immaginare come gli pare, non ci sono dati clinici esaminati e confermati... e non mi pare che i morti viventi esistano, quindi.... spazio alla fantasia.
La cosa assurda, inspiegabile, totalmente forzata, è un'altra, ossia che la protagonista femminile (bionda, occhi azzurri, tremendamente carina... ma guarda un po'!!) si innamori del suddetto zombie!
Prima si fa rapire, probabilmente ipnotizzata dal fascino cadaverico del decomposto, poi giorno dopo giorno, inizia addirittura a flirtarci, benchè, voglio precisarlo, lei fosse stata fino a pochissimo tempo prima, fidanzata.
E chi ha ucciso, mangiandone le cervella, il suo ex-ragazzo? Lo zombie, esatto... poi soprannominato "R".
No. Io non ci sto! E' un atto illecito!
Invidia? Probabilmente. Ma vi sfido a dirmi che la cosa è assolutamente plausibile.
Okay, forse neanche gli zombie lo sono... ma a mio parere sempre più che vedere una biondina innamorarsi di un cadavere cannibale.
"Chi dice che il romanticismo è morto?" si legge nella locandina.
IO! IO! E che cazzo. Gli zombie sono morte, distruzione, sopravvivenza, odore putrescente e miseria umana.... fanculo al romanticismo!
METRO 2033 & 2034
Saltando di palo in frasca, passiamo adesso ad un libro (anzi due) che lessi un po' di tempo addietro.
Tra l'altro dal romanzo hanno tratto un videogioco che, sicuramente, sarà molto meglio del suo omonimo letterario.
Perché? Beh l'idea di sopravvissuti ad un'apocalisse nucleare, rifugiatisi nei tunnel della metropolitana, assediati da creature mutanti e divisi in classi sociali, divisioni politiche e pazzi scatenati a me piaceva... però dal dire al fare...
La cartina della metropolitana di Mosca che c'è nel libro, è un guazzabuglio di nomi e settori, una specie di Risiko sotterraneo.
Purtroppo la storia procede lentamente, è ingolfata da lambiccamenti psicologici, ci si perde tra nomi impronunciabili di stazioni della metro russa (Sovetoskaya, Kremlinotoskaya, e altre dozzine e dozzine, sempre con suffisso "toskaya"), e il bello è che nel seguito la storia è ancora più incasinata.
Finito Metro 2033, ero deluso, ma sapendo che c'era il seguito, decisi di dare fiducia al buon Dmitry e foraggiare lui e la casa editrice comprandomi Metro 2034.
L'avessi mai fatto!
Il seguito, ambientato un anno dopo (il 2034 quindi), è più corto ma ancora più astruso, labirintico, con svarioni para psicologici dei protagonisti che in parte sono gli stessi del libro romanzo.
E' veramente un peccato perché l'idea a mio avviso era particolarmente buona.
Forse era il caso di puntare più sull'azione senza avere la pretesa di mischiarlo con qualcosa di simile a Tolstoj o Dostoevskij.
Ma ovviamente queste sono solo le mie umili opinioni....
Beh, umili.... umili un cazzo!
Alla prossima!
giovedì 29 agosto 2013
La Forza del Male (di Stephen King) - Recensione
Ho iniziato a leggere i libri di Stephen King un po' in ritardo, forse aspettavo il momento giusto, la giusta maturazione psicologica e letteraria, la giusta smania per l'angoscia e l'orrore.
Poi ho iniziato e non ho più smesso.
A luglio, girellando in libreria in cerca di refrigerio, con l'idea di comprare qualcosa da leggere, ma senza avere idea di cosa, sono finito nella sezione "Horror" neanche poi tanto inaspettatamente.
Ho subito adocchiato il tomo de "La Forza del Male", che in realtà è uscito nel 2012, e contiene due romanzi del 1996... ma mi era sempre sfuggito dalle mani per un motivo o l'altro.
E' bello "ticcio" (come si usa dire a Livorno di una persona o cosa di notevole peso specifico! o ciccia...) e i libri del "Re" più sono lunghi e più mi piacciono.
Leggerei anche romanzi da 70 milioni di pagine...
Poco dopo uscivo dalla libreria con uno strano sorriso sul volto e una busta di carta ripiena di oscurità trasmutata in caratteri e inchiostro.
Sono sincero, dei due romanzi che compongono "La Forza del Male" (ovvero Desperation e I Vendicatori) non sapevo granché, né avevo letto recensioni.
Tuttavia dopo solo poche pagine di "I Vendicatori" (il primo dei due romanzi presenti in questa mini raccolta) mi sono ritrovato a divorare pagina dopo pagina.
I Motokop, giocattoli per bambini con l'istinto omicida, che diventano reali... cavolo, mi hanno fatto impazzire. Peggio dei miei sogni più allucinati!
Il bello dei due romanzi è che sono complementari l'uno all'altro.
Ci sono gli stessi protagonisti (ma come se vivessero in mondi paralleli, dove hanno vite leggermente differenti), la stessa vita di provincia, la stessa entità malefica che si diverte tremendamente nel tentativo di distruggerli. Tak!
Sì, si chiama così, e non meraviglierei se iniziassi a pronunciare il suo nome al termine di ogni frase, come i protagonisti succubi di questa entità malefica.
LA FORZA DEL MALE mi ha veramente appassionato, come non mi succedeva da i tempi in cui lessi L'Ombra dello Scorpione.
Il "Re" ha l'incredibile capacità di far diventare i propri personaggi, i tuoi migliori amici.
Ma sai già che difficilmente tutti quanti arriveranno alla fine del libro, e così, pagina dopo pagina, rimani con il fiato sospeso sperando che il malcapitato di turno riesca a sfangarla.
Bello, veramente coinvolgente e appassionante!
Consigliato, consigliatissimo!
Tak!
Poi ho iniziato e non ho più smesso.
Ho subito adocchiato il tomo de "La Forza del Male", che in realtà è uscito nel 2012, e contiene due romanzi del 1996... ma mi era sempre sfuggito dalle mani per un motivo o l'altro.
E' bello "ticcio" (come si usa dire a Livorno di una persona o cosa di notevole peso specifico! o ciccia...) e i libri del "Re" più sono lunghi e più mi piacciono.
Leggerei anche romanzi da 70 milioni di pagine...
Poco dopo uscivo dalla libreria con uno strano sorriso sul volto e una busta di carta ripiena di oscurità trasmutata in caratteri e inchiostro.
Sono sincero, dei due romanzi che compongono "La Forza del Male" (ovvero Desperation e I Vendicatori) non sapevo granché, né avevo letto recensioni.
Tuttavia dopo solo poche pagine di "I Vendicatori" (il primo dei due romanzi presenti in questa mini raccolta) mi sono ritrovato a divorare pagina dopo pagina.
I Motokop, giocattoli per bambini con l'istinto omicida, che diventano reali... cavolo, mi hanno fatto impazzire. Peggio dei miei sogni più allucinati!
Il bello dei due romanzi è che sono complementari l'uno all'altro.
Ci sono gli stessi protagonisti (ma come se vivessero in mondi paralleli, dove hanno vite leggermente differenti), la stessa vita di provincia, la stessa entità malefica che si diverte tremendamente nel tentativo di distruggerli. Tak!
Sì, si chiama così, e non meraviglierei se iniziassi a pronunciare il suo nome al termine di ogni frase, come i protagonisti succubi di questa entità malefica.
LA FORZA DEL MALE mi ha veramente appassionato, come non mi succedeva da i tempi in cui lessi L'Ombra dello Scorpione.
Il "Re" ha l'incredibile capacità di far diventare i propri personaggi, i tuoi migliori amici.
Ma sai già che difficilmente tutti quanti arriveranno alla fine del libro, e così, pagina dopo pagina, rimani con il fiato sospeso sperando che il malcapitato di turno riesca a sfangarla.
Bello, veramente coinvolgente e appassionante!
Consigliato, consigliatissimo!
Tak!
martedì 20 agosto 2013
Diario di un sopravvissuto agli zombie (di J.L.Bourne) - Recensione
Sempre alla ricerca di nuovi libri che parlano di zombi e sopravvivenze post apocalittiche di qualunque genere, a fine 2012 sono incappato nel DIARIO DI UN SOPRAVVISSUTO AGLI ZOMBI di J.L. Bourne, edito da Multiplayer.it.
Il titolo orginale è Day by Day Armageddon, e credo che non sia poi molto meglio del titolo usato per l'edizione italiana.
Non pensate male, la mia idea di creare questo blog, in cui narro le mie ipotetiche cronache da sopravvissuto erano nate molto prima, e diciamo che se dovessi trovare qualcuno a cui mi sono ispirato, non potrei che citare "Apocalisse Z" di Manuel Loreiro... ma di questo romanzo ne parleremo un'altra volta.
Il libro di J.L. Bourne è in realtà una trilogia, che comprende oltre al primo e omonimo libro, anche OLTRE L'ESILIO e LA CLESSIDRA INFRANTA.
La storia non è niente di straordinario: c'è il protagonista, un militare, che si ritrova a dover lottare per la sopravvivenza, coinvolto suo malgrado nella bolgia mondiale scatenata dal virus zombie.
Incontra altri sopravvissuti, nasce un amore e bla bla bla....
Solite cose, ma d'altronde come pensate che potrebbe essere la vita di un sopravvissuto ai tempi dell'apocalisse zombi?
Dal secondo libro la storia prende una piega più complottistica, che spiega (o cerca di spiegare) le origini di questo virus che ha distrutto l'umanità.
Ovviamente non vi svelerò niente, ma posso dire che l'idea non sarebbe stata male... ma a parer mio è un po' buttata lì.
Sopratutto il finale di LA CLESSIDRA INFRANTA mi è parso un tantinello sbrigativo.
Le parti migliori dei tre romanzi sono state senza dubbio le pagine in cui il protagonista si ritrova solo, e racconta sul suo "diario" le varie peripezie che gli capitano.
La vera sopravvivenza sta tutta in quelle parti lì.
Di negativo c'è che spesso J.L. Bourne si dilunga sulle caratteristiche di armi o mezzi militari, che evidente conosce bene, dato che il suo vero lavoro è quello nell'esercito USA...
E una certa banalità in molti dialoghi, un po' troppo scontati e poco credibili.
In definitiva non posso certo dire che la trilogia mi abbia appassionato come poche altre... ma ho letto di peggio, questo è sicuro.
Io, che ormai ho deciso di diventare un esperto nel campo, non potevo esimermi dalla lettura, voi...
Beh, pensateci un po' sopra, e poi se vi piace il genere, leggeteli, che male non vi farà!
Il titolo orginale è Day by Day Armageddon, e credo che non sia poi molto meglio del titolo usato per l'edizione italiana.
Il libro di J.L. Bourne è in realtà una trilogia, che comprende oltre al primo e omonimo libro, anche OLTRE L'ESILIO e LA CLESSIDRA INFRANTA.
La storia non è niente di straordinario: c'è il protagonista, un militare, che si ritrova a dover lottare per la sopravvivenza, coinvolto suo malgrado nella bolgia mondiale scatenata dal virus zombie.
Incontra altri sopravvissuti, nasce un amore e bla bla bla....
Solite cose, ma d'altronde come pensate che potrebbe essere la vita di un sopravvissuto ai tempi dell'apocalisse zombi?
Dal secondo libro la storia prende una piega più complottistica, che spiega (o cerca di spiegare) le origini di questo virus che ha distrutto l'umanità.
Ovviamente non vi svelerò niente, ma posso dire che l'idea non sarebbe stata male... ma a parer mio è un po' buttata lì.
Sopratutto il finale di LA CLESSIDRA INFRANTA mi è parso un tantinello sbrigativo.
Le parti migliori dei tre romanzi sono state senza dubbio le pagine in cui il protagonista si ritrova solo, e racconta sul suo "diario" le varie peripezie che gli capitano.
La vera sopravvivenza sta tutta in quelle parti lì.
Di negativo c'è che spesso J.L. Bourne si dilunga sulle caratteristiche di armi o mezzi militari, che evidente conosce bene, dato che il suo vero lavoro è quello nell'esercito USA...
E una certa banalità in molti dialoghi, un po' troppo scontati e poco credibili.
In definitiva non posso certo dire che la trilogia mi abbia appassionato come poche altre... ma ho letto di peggio, questo è sicuro.
Io, che ormai ho deciso di diventare un esperto nel campo, non potevo esimermi dalla lettura, voi...
Beh, pensateci un po' sopra, e poi se vi piace il genere, leggeteli, che male non vi farà!
martedì 16 luglio 2013
The Walking Dead - L'Ascesa del Governatore
Da buon fan della serie THE WALKING DEAD, non potevo fare a meno di comprarmi il libro dedicato alle origini del cattivissimo Governatore, Philip Blake.
Mi hanno detto che nella serie a fumetti è ancora più stronzo... beh, io non lo inviterei a cena ugualmente.
Cosa posso dire?
Il libro merita di essere letto. Un fan delle storie zombie come me non poteva esimersi dall'averlo.
La storia, per almeno metà del libro, non è assolutamente niente di straordinario, ma si lascia leggere.
Nel finale prende una piega diversa, che mi ha fatto divorare gli ultimi brevi capitoli, come fossero fresca carne umana tra le fauci di un morto vivente.
E alla fine, mi ha fatto venire in mente un fotogramma di una delle prime puntate della 3a stagione della serie TV, che mi ero completamente dimenticato.
Leggetelo e fatemi sapere cosa ne pensate!
Buona sopravvivenza.
Mi hanno detto che nella serie a fumetti è ancora più stronzo... beh, io non lo inviterei a cena ugualmente.
Il libro merita di essere letto. Un fan delle storie zombie come me non poteva esimersi dall'averlo.
La storia, per almeno metà del libro, non è assolutamente niente di straordinario, ma si lascia leggere.
Nel finale prende una piega diversa, che mi ha fatto divorare gli ultimi brevi capitoli, come fossero fresca carne umana tra le fauci di un morto vivente.
E alla fine, mi ha fatto venire in mente un fotogramma di una delle prime puntate della 3a stagione della serie TV, che mi ero completamente dimenticato.
Leggetelo e fatemi sapere cosa ne pensate!
Buona sopravvivenza.
giovedì 20 giugno 2013
Altrisogni 06
Un graditissimo nuovo numero di ALTRISOGNI (che in passato ha pubblicato il mio racconto horror SOGGETTO ZERO) è arrivato!
Altrisogni arriva al suo sesto numero e la prima rivista digitale
italiana di narrativa horror, sci-fi e weird è sempre più ricca di
contenuti. All’interno, Samuel Marolla viene intervistato dalla redazione, nella rubrica Visioni l'Associazione Culturale Steampunk Italia parla dell'universo Steampunk. L’approfondimento è dedicato alla creazione e gestione dei personaggi nei racconti, con consigli della Redazione ed esempi pratici. Completano i contenuti uno speciale sul k.Lit,
la manifestazione dedicata ai blog letterari, a cura di Fabrizio
Valenza, e il bando completo della nuova selezione editoriale di
Altrisogni/dbooks.it: I racconti del Purgatory Lounge.
La sezione narrativa propone sette racconti inediti dell’orrore, di fantascienza e weird, tra cui quello “a invito” scritto a quattro mani da Dario Tonani e Claudia Graziani. Gli altri autori pubblicati sono (in ordine alfabetico) Alexia Bianchini, Lorenzo Crescentini, Simone Lega, Daniele Picciuti, Sara Simoni e Lia Tomasich.
------>PURGATORY LOUNGE
(È possibile sottoporre le opere sino al 30 Settembre 2013)
Altrisogni arriva al suo sesto numero e la prima rivista digitale
italiana di narrativa horror, sci-fi e weird è sempre più ricca di
contenuti. All’interno, Samuel Marolla viene intervistato dalla redazione, nella rubrica Visioni l'Associazione Culturale Steampunk Italia parla dell'universo Steampunk. L’approfondimento è dedicato alla creazione e gestione dei personaggi nei racconti, con consigli della Redazione ed esempi pratici. Completano i contenuti uno speciale sul k.Lit,
la manifestazione dedicata ai blog letterari, a cura di Fabrizio
Valenza, e il bando completo della nuova selezione editoriale di
Altrisogni/dbooks.it: I racconti del Purgatory Lounge.La sezione narrativa propone sette racconti inediti dell’orrore, di fantascienza e weird, tra cui quello “a invito” scritto a quattro mani da Dario Tonani e Claudia Graziani. Gli altri autori pubblicati sono (in ordine alfabetico) Alexia Bianchini, Lorenzo Crescentini, Simone Lega, Daniele Picciuti, Sara Simoni e Lia Tomasich.
IN PIU' da questo numero Altrisogni lancia un nuovo progetto con selezione editoriale, finalizzato a
pubblicare una collana di singoli racconti lunghi autoconclusivi in formato ebook:------>PURGATORY LOUNGE
(È possibile sottoporre le opere sino al 30 Settembre 2013)
Quindi, cosa aspettate? la rivista numero uno in italia per gli amanti di horror e tutto ciò che gira attorno allo sci-fi vi aspetta!
lunedì 11 febbraio 2013
Altrisogni: Intervista a Daniele Salvato
Altrisogni 5, la rivista per eccellenza per amanti di Horror, Sci-Fi e Wird, ospita il racconto Soggetto Zero, scritto da Daniele Salvato.
Una storia che esplora uno degli argomenti più amati dagli adagli appassionati di horror.Valentina Sanseverino ha rivolto a Daniele tre domande, per conoscerlo meglio e farci un'idea della sua scrittura e del suo "immaginario".
Ecco il link del blog di Altrisogni:
---> Altrisogni - Il blog
---> Se vuoi leggere il racconto
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